Conversazioni telefoniche

Laura: Buongiorno a tutte e benvenute a questo nostro speciale incontro!
Tutte: Buongiorno! Ciao a tutte!
Laura: Oggi parleremo di un oggetto che ha cambiato la nostra vita, il telefono. Ma ditemi, quando sentite questa parola, cosa vi viene in mente?

Alessandra: Beh, io penso al telefono con la tastiera a disco rotante della nonna. Quelli che ci mettevano un secolo a comporre un numero.
Laura: Eh già, un vero classico! E chi avrebbe mai immaginato quanto questo oggetto sarebbe cambiato nel corso degli anni?
Azzurra: Pensate, persino il cordless, che sembrava una rivoluzione incredibile, ora sembra un oggetto vintage!
Gaia: Io direi che il telefono fisso è praticamente “preistorico”! Ora comunichiamo con WhatsApp, Zoom, Google Meet… insomma, altro che cornetta!
Rebecca: Sapete qual è il problema? L’evoluzione tecnologica è così veloce che ci dimentichiamo la storia degli oggetti che usiamo ogni giorno.
Carlotta: O peggio ancora, non la conosciamo affatto.

Laura: Ed è proprio per questo che oggi abbiamo deciso di raccontarvi la storia del telefono. Ma non vogliamo annoiarvi con una semplice lezione: lo faremo attraverso racconti, curiosità e piccoli monologhi. Allacciate le cinture, si parte!

Azzurra: Allora, chi è stato l’inventore del telefono?

Alessandra: Ufficialmente Alexander Graham Bell, che nel 1876 brevettò il suo “metodo per trasmettere la voce mediante ondulazioni elettriche”.
Laura: Vero, ma attenzione: Bell non fu l’unico a lavorarci. C’è un nome italiano che dobbiamo ricordare… Antonio Meucci!
Carlotta: Ma davvero? E che c’entra Meucci con il telefono?
Laura: Meucci inventò il telettrofono nel 1854. Lo usava per parlare con sua moglie malata, costretta a letto dall’artrite.
Azzurra: Che storia commovente! E perché Meucci non è famoso come Bell?
Laura: Purtroppo Meucci non aveva soldi per un brevetto definitivo. Quando Bell vide il suo progetto, lo perfezionò e brevettò tutto nel 1876, diventando l’inventore ufficiale del telefono.

Rebecca: Pensate che solo nel 2002, più di un secolo dopo, Meucci fu riconosciuto ufficialmente come il vero inventore. Ma ormai era troppo tardi.

Gaia: E i primi telefoni di Bell? Come erano fatti?
Rebecca: Avevano un trasmettitore e un ricevitore collegati da un filo. In pratica, funzionavano come quelli di oggi, ma erano giganteschi.

Carlotta: E il cosiddetto “telefono dell’amante”?
Rebecca: Oh, quello era un gioco da bambini: due lattine collegate da un filo. Ci parlavi dentro e il suono arrivava dall’altra parte.
Gaia: Ah, come il “telefono senza fili” con cui ci prendevamo in giro da piccoli!

Laura: Esatto! E nei decenni successivi, il telefono continuò a evolversi. Ricordate il quadrante rotante?
Carlotta: Scomodissimo! Se avessi sbagliato numero, avresti dovuto ricominciare tutto da capo!
Rebecca: Poi arrivarono i telefoni a candelabro, eleganti ma ingombranti, seguiti dai telefoni a parete e dai modelli con la tastiera negli anni ’70.

Gaia: E il primo cellulare?
Laura: Martin Cooper inventò il primo cellulare nel 1973. Pesava un chilo, durava mezz’ora e si ricaricava in dieci ore. Ah, costava 4000 dollari!
Alessandra: Altro che smartphone! Dovevi essere un culturista per portarlo in giro!
Rebecca: E oggi? Abbiamo telefoni leggeri, potenti, con funzioni che Meucci non avrebbe nemmeno immaginato.

Laura: Abbiamo fatto un viaggio nella storia, ma ora passiamo a qualcosa di più leggero. Vi presentiamo alcuni divertenti monologhi ispirati al telefono. Gaia, a te la parola con…

Tutte: La segreteria telefonica degli anni ’60!

Gaia: «РRONTO, è la mia segreteria telefonica che vi parla… Sono uscita per lavoro o a fare la spesa, d’altra parte devo pur mangiare e accudirmi: non ho nessuno che lo faccia per me! Vi prego di richiamarmi spesso o di lasciare un messaggio, lungo per favore! Ditemi chi siete, come state, cosa volete o desiderate da me o dalla vita… cosa avete letto ultimamente… Raccontatemi le vostre fantasie ed emozioni… l’ultimo film visto… commentatemelo… parlate come se ci fossi io in attento e caldo ascolto… e non dimenticate che vi richiamerò comunque! Se siete in interurbana… non siate tirchi!!! Pensate che appena rientro a casa mi faccio sempre un buon thè… metto un bel disco e poi… con calma… vi ascolto registrati… finalmente posso sentirvi… rilassarmi dopo una giornata di stress… mentre lodo la Sip per i suoi mezzi di grande umanità, di dialogo che riempiono le mie serate di così intensa comunicazione interumana. Non mi deludete… parlatemi a lungo…. Grazie e un bacio!  Ah, dimenticavo! Non mi raccontate storie angosciose! Mamma, se sei tu, non mi ammorbare con i malesseri del gatto o la tosse del babbo! E tu, Luisa, evita di annoiarmi con i tuoi problemi di convivenza e separazione… io voglio star bene!… Parlate pure dopo il segnale».

Laura: Sempre negli anni 60, una nota attrice italiana, Franca Valeri, interpretò diversi monologhi sulla telefonata da telefono fisso. Noi ve ne proponiamo uno in tre versioni diverse, a seconda delle origini delle partecipanti: Rebecca in toscano, Carlotta in romanesco ed io, Laura in milanese. Inizierà Rebecca con una cadenza un po´toscana  

Rebecca: «РRONTO, è la mia segreteria telefonica che vi parla… Sono uscita per lavoro o a fare la spesa, d’altra parte devo pur mangiare e accudirmi: non ho nessuno che lo faccia per me! Vi prego di richiamarmi spesso o di lasciare un messaggio, lungo per favore! Ditemi chi siete, come state, cosa volete o desiderate da me o dalla vita… cosa avete letto ultimamente… Raccontatemi le vostre fantasie ed emozioni… l’ultimo film visto… commentatemelo… parlate come se ci fossi io in attento e caldo ascolto… e non dimenticate che vi richiamerò comunque! Se siete in interurbana… non siate tirchi!!! Pensate che appena rientro a casa mi faccio sempre un buon thè… metto un bel disco e poi… con calma… vi ascolto registrati… finalmente posso sentirvi… rilassarmi dopo una giornata di stress… mentre lodo la Sip per i suoi mezzi di grande umanità, di dialogo che riempiono le mie serate di così intensa comunicazione interumana. Non mi deludete… parlatemi a lungo…. Grazie e un bacio!  Ah, dimenticavo! Non mi raccontate storie angosciose! Mamma, se sei tu, non mi ammorbare con i malesseri del gatto o la tosse del babbo! E tu, Luisa, evita di annoiarmi con i tuoi problemi di convivenza e separazione… io voglio star bene!… Parlate pure dopo il segnale».

Laura: Sentiamo invece come interpreta lo stesso monologo Carlotta, che viene da Roma.

Carlotta: «РRONTO, è la mia segreteria telefonica che vi parla… Sono uscita per lavoro o a fare la spesa, d’altra parte devo pur mangiare e accudirmi: non ho nessuno che lo faccia per me! Vi prego di richiamarmi spesso o di lasciare un messaggio, lungo per favore! Ditemi chi siete, come state, cosa volete o desiderate da me o dalla vita… cosa avete letto ultimamente… Raccontatemi le vostre fantasie ed emozioni… l’ultimo film visto… commentatemelo… parlate come se ci fossi io in attento e caldo ascolto… e non dimenticate che vi richiamerò comunque! Se siete in interurbana… non siate tirchi!!! Pensate che appena rientro a casa mi faccio sempre un buon thè… metto un bel disco e poi… con calma… vi ascolto registrati… finalmente posso sentirvi… rilassarmi dopo una giornata di stress… mentre lodo la Sip per i suoi mezzi di grande umanità, di dialogo che riempiono le mie serate di così intensa comunicazione interumana. Non mi deludete… parlatemi a lungo…. Grazie e un bacio!  Ah, dimenticavo! Non mi raccontate storie angosciose! Mamma, se sei tu, non mi ammorbare con i malesseri del gatto o la tosse del babbo! E tu, Luisa, evita di annoiarmi con i tuoi problemi di convivenza e separazione… io voglio star bene!… Parlate pure dopo il segnale».

Laura: Ora sarebbe il mio turno, ma preferisco andare avanti con gli altri e lasciarvelo per la fine.  Vi propongo un piccolo testo improvvisato sulla brutta abitudine di non spegnere i telefonini a teatro. Azzurra interpreterà la parte di un’attrice di teatro!

Azzurra: Buongiorno a tutti, io sono un’attrice e vorrei fare un podcast sull’importanza  di spegnere i telefonini in sala durante uno spettacolo.Lo vorrei dedicare a tutti  quegli attori, artisti, musicisti che ormai esausti e imploranti chiedono: “Per favore, spegnete i telefonini in sala! Siamo angosciati per questo, perché non riuscite a  venire a teatro senza avere con voi il vostro  telefonino e … SQUILLO DEL TELEFONO… Scusate…Pronto? Ah, ma no, sicuro… va bene…ma…dimmi pure… stavo iniziando a fare il podcast sul problema di tenere il telefonino acceso a teatro….Ah, è accaduto  anche a te? Ma ricordi  quella volta che quella  signora in prima fila, non solo aveva il telefonino acceso, ma ha addirittura risposto alla chiamata, dicendo ad alta voce: “Non posso parlare adesso perché sono a teatro”. L’attrice che stava recitando non riusciva ad andare avanti. Pensa che la scorsa settimana scorsa mi è capitato in chiesa! Durante la lettura del Vangelo, una signora ha risposto al telefono, dicendo: “Scusa ma sono a messa e se parlo mi sentono tutti.”Comunque, adesso vorrei chiudere e continuare a lavorare con il mio post…sì…va bene…. Sì hai ragione, devo anche registrare il mio monologo di Shakespeare per domani…Inizio subito. Ci sentiamo più tardi. Ok, prima il monologo e poi il podcast.

Laura: Una scrittrice statunitense Doroty Parker. Ha  scritto un bel monologo sull’attesa di una telefonata, che non arriva mai. Questo monologo viene spesso proposto anche in lingua italiana. Lo interpreterà Alessandra.

Alessandra: «Dio, fammelo chiamare adesso. Dio, fammelo chiamare subito. Subito, proprio adesso. Dio, fammi questa piccola cosa, e io ti farò qualsiasi cosa in cambio. Qualsiasi cosa, te lo prometto.

Io ti prometto che non chiederò mai più nulla a nessuno, mai più. Solo, fammelo chiamare ora. Fammelo chiamare adesso, tra un minuto. Oh, Dio, Dio, fammelo chiamare adesso.**

«Perché sono stata così stupida? Perché ho parlato tanto? Lui mi ha detto che mi avrebbe chiamata alle cinque. Sono solo le sette ora. Non è tardi, davvero. Non è mai tardi, non c’è niente di male.

Non posso aspettare ancora un po‘, posso? Ma se lui non chiamasse affatto? Non posso pensare a questo. Non ci posso pensare, non ci devo pensare.»

«Mi chiamerà. Mi chiamerà perché ha detto che mi avrebbe chiamata. Oh, ma gli uomini dicono sempre cose che non intendono. Dicono sempre che ti chiameranno. E poi non chiamano.

Non è che non si preoccupino. Non è che non vogliano parlare con te. È solo che… dimenticano. Oh, Dio, perché non mi ha chiamato? Non sarebbe così difficile, una semplice telefonata.

Non voglio niente di più. Voglio solo sapere che si ricorda di me, che mi pensa.»

«Ma forse ha dimenticato. Forse ha trovato qualcun’altra da chiamare. Oh, no, non lo avrebbe fatto. Non lui. Lui non è come tutti gli altri. Lui è diverso. Ha detto che mi avrebbe chiamata e lo farà.

Ma perché non chiama allora? Perché mi fa aspettare così?»

«Oh, per favore, Dio, fallo chiamare adesso. Non sopporto questa attesa. Non posso più aspettare. È tutto quello che chiedo, solo che chiami adesso, subito. Non posso continuare a vivere così.

Non posso. Se lui non chiama, che cosa farò? Che cosa farò? Non posso sopportarlo. Non posso sopportare che non chiami. Se lui non chiama, io morirò. Morirò.»

Laura: E ora vi proponiamo un piccolo monologo da “Le telefonate notturne ” di Dino Buzzati, con la suadente voce di Gaia.

Gaia: «Da un mese, ogni notte, puntualmente alle tre, il telefono squilla. All’inizio, era solo un suono fastidioso, ma poi cominciai a pensare che non fosse una coincidenza. Ogni notte, alla stessa ora. Una volta mi decisi a rispondere: „Pronto?“, ma dall’altro capo nessuna risposta. Solo un respiro profondo, un silenzio inquietante. Provai a parlare di nuovo: „Chi è? Cosa vuole?“. Ma niente. La stessa cosa ogni notte, il suono del telefono mi svegliava di soprassalto e ogni volta che sollevavo la cornetta trovavo quel silenzio gelido. Col tempo, questo mi stava logorando. Cominciai a immaginare che quella persona avesse un messaggio importante per me, ma per qualche motivo non riusciva a esprimersi. O forse ero io che non volevo ascoltare. Qualunque fosse la ragione, quella chiamata notturna divenne un appuntamento fisso con la mia solitudine. Chi chiamava? E perché proprio a quell’ora? Nessuno lo sapeva, nessuno rispondeva. Solo il suono di un telefono che squillava nel cuore della notte.»

Laura: Siamo giunti quasi alla fine. Mi congedo da voi  con l’ultima versione del monologo della signora Cecioni, di Franca Valeri con il mio accento milanese. Prima di iniziare io e le mie colleghe vi salutiamo, sperando di avervi fatto sorridere e vi diamo appuntamento a un prossimo podcast!

«РRONTO, è la mia segreteria telefonica che vi parla… Sono uscita per lavoro o a fare la spesa, d’altra parte devo pur mangiare e accudirmi: non ho nessuno che lo faccia per me! Vi prego di richiamarmi spesso o di lasciare un messaggio, lungo per favore! Ditemi chi siete, come state, cosa volete o desiderate da me o dalla vita… cosa avete letto ultimamente… Raccontatemi le vostre fantasie ed emozioni… l’ultimo film visto… commentatemelo… parlate come se ci fossi io in attento e caldo ascolto… e non dimenticate che vi richiamerò comunque! Se siete in interurbana… non siate tirchi!!! Pensate che appena rientro a casa mi faccio sempre un buon thè… metto un bel disco e poi… con calma… vi ascolto registrati… finalmente posso sentirvi… rilassarmi dopo una giornata di stress… mentre lodo la Sip per i suoi mezzi di grande umanità, di dialogo che riempiono le mie serate di così intensa comunicazione interumana. Non mi deludete… parlatemi a lungo…. Grazie e un bacio!  Ah, dimenticavo! Non mi raccontate storie angosciose! Mamma, se sei tu, non mi ammorbare con i malesseri del gatto o la tosse del babbo! E tu, Luisa, evita di annoiarmi con i tuoi problemi di convivenza e separazione… io voglio star bene!… Parlate pure dopo il segnale».

TESTI:

Telefonata della signora Cecioni“ di Franca Valeri

Spegnete i telefonini

„Una telefonata“ di Dorothy Parker

“Le telefonate notturne” di Dino Buzzati

La felicità è …

L’amore e la felicità sono qualcosa che desideriamo tutti, no? Troppo spesso però la vita ci presenta degli imprevisti come vediamo nella storia di Cabiria: una giovane donna che si guadagna da vivere con la prostituzione, ma che in realtà è solo alla ricerca della felicità e dell’amore.

Tradita e derubata dal suo ragazzo, lo aspetta incredula tutta la notte fino a quando capisce che è stata usata per i suoi scopi. La vita va avanti. La sua unica vera amica in tutto questo caos tra la ricerca della felicità e la prostituzione è la sua collega Wanda. Poi una sera finalmente incontra un uomo sensibile che, come lei, sembra solo cercare felicità e il vero amore. Così le chiede di diventare sua moglie, lei vende tutti i suoi averi per iniziare una nuova vita con lui. Però dopo qualche tempo, lui comincia a cambiare e Cabiria si rende conto che è stata usata ancora una volta per i suoi scopi, perché lui vuole i suoi soldi.

Stiamo parlando del film “Le notti di Cabiria” di Federico Fellini. Un film che all’inizio potrebbe non sembrare adatto ai tempi di oggi, ma che convince sicuramente con il suo fascino di un altro mondo da scoprire. Il ruolo principale è interpretato da Giulietta Masina, che guida lo spettatore attraverso una varietà d’emozioni. Con un misto di umorismo e di drammaticità, il film del 1957 fa pensare e sorridere.

Il pubblico è immediatamente sconvolto dalla scena di apertura, in cui la giovane donna rischia di annegare mentre il suo ragazzo la deruba. Lo spettatore prova pietà prima ancora di conoscerla, avverte sollievo e si rallegra per la giovane donna quando la star del cinema di Via Veneto la accoglie. Ma la felicità non dura molto prima che lei torni in strada. Sembra che il film esamini la vita in un modo poetico e cerchi di descriverla in tutte le sue sfaccettature nel modo più dettagliato possibile.

Il film è come la vita, ci mostra alti e bassi, momenti di felicità e momenti sfortunati. Dalla protagonista impariamo che è importante non arrendersi mai, indipendentemente dalle avversità che incontriamo. Impariamo che tutti alla fine cerchiamo solo amore e sicurezza.

(Testo: Tabea)

4_L’Erasmus in Germania di Federico, Lorenzo e Francesco

Federico: Ultima lezione oggi, ah finalmente un po’ di meritato riposo.

Lorenzo: Eh si, in realtà un po’ mi dispiace, alla fine non è stato così pesante. 

Francesco: Si è vero, rispetto all’Italia qui le lezioni sono finite un po’ più tardi, ma il carico durante il semestre è stato inferiore 

Federico: Hai ragione, in Italia avremmo appena finito della sessione d’esami. Come avete trovato il metodo universitario tedesco?

Lorenzo: Io ho trovato che i professori fossero molto meno autoritari rispetto a quelli italiani.

Francesco: Vero. E poi c’è una maggiore scelta di corsi, nonostante il numero degli studenti sia inferiore e quindi ho potuto seguire i corsi che più mi piacevano.  

Federico: Una cosa che ho apprezzato è stato che durante i corsi c’erano pochi studenti, di conseguenza c’era un rapporto più diretto con i docenti. In Italia questa cosa capita raramente, non credete?

Lorenzo: Eh si, effettivamente talvolta in Italia siamo così tante persone a lezione che all’ esame non ti riconoscono neanche. Alcune volte sembra quasi di essere solo numeri. 

Francesco: Io in più ho molto apprezzato il metodo dei Referat, simili alle nostre presentazioni, che abituano lo studente a preparare e tenere un discorso davanti a un pubblico. Proprio la settimana scorsa ne ho avuto uno. Ho analizzato un articolo di un giornale italiano in lingua tedesca parlando per oltre venti minuti davanti ai miei compagni e al professore.

Lorenzo: Eri nervoso?

Francesco: A dire il vero sì ma per fortuna nessuno se n’è accorto, sono riuscito comunque a gestire piuttosto bene l’ansia e la presentazione è andata alla grande. Alla fine, è nata addirittura un dibattito che è andato avanti fino alla fine della lezione.

Lorenzo: Già, nascono sempre spunti di riflessione interessanti durante i Referat.

Federico: E gli Hausarbeit? Anche quello è un buon metodo per approfondire le cose che più ci piacciono. È un lavoro molto creativo e in più, aiutano a formare un pensiero critico. In Italia non mi era mai capitato di scriverne uno.

Francesco: È vero, in Italia siamo più abituati a leggere i lavori altrui, andiamo in crisi di fronte ad un compito scritto ma siamo abituati a fare le interrogazioni dalle scuole elementari e poi per tutto il percorso scolastico, dalle medie alle superiori, fino ad arrivare all’università.

Lorenzo: Eh, infatti, non sarà per questo motivo che quando si tratta di affrontare esami orali siamo insuperabili?! Ormai siamo così abituati a destreggiarci tra i vari argomenti, anche senza una preparazione tanto approfondita. 

Federico: Vero, un tedesco magari andrebbe in crisi. Noi riusciamo sempre a cavarcela anche in situazioni scomode.

Francesco: Beh, si potrebbe consigliare ai nostri politici di farsi un giretto nelle università tedesche.

Federico, Lorenzo: (risata)

Lorenzo: Vabbè, ragazzi io vi saluto perché devo preparare velocemente le valige. Il mio volo è domani mattina alle sei da Düsseldorf e arrivo a Napoli alle 8.

Federico: Io le ho già fatte, parto domattina e arrivo in Sicilia alle 12.

Francesco: Io invece mi trattengo ancora una settimana per fare un viaggetto a Berlino. Ci sono già stato due volte, ma mi è piaciuta così tanto che non potevo non ritornarci prima di ripartire definitivamente per l’Italia. Beh, allora ci si vede a settembre?

Federico: Oh se avete tempo venite a trovarmi in Sicilia.

Francesco: Che ne dici, ci organizziamo?

Lorenzo: Sisi, dai si può fare.

Francesco: Okay, sentiamoci appena torno da Berlino.

Lorenzo: Ciao!

Federico: Vai ci sta, ciao!

3_Laura, Raffaele e la discriminazione di genere

Donna = “minoranza”. Il peso delle etichette

Raffaele: Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo episodio del podcast in lingua italiana degli studenti del dipartimento di Romanistica dell’università Heinrich-Heine di Düsseldorf. Questo podcast è dedicato a chi impara l’italiano e vive in un paese germanofono. Il mio nome è Raffaele, oggi sono qui con Laura e parleremo del ruolo della donna all’interno della società. Ciao Laura!

Laura: Ciao Raffaele e ciao a tutti gli ascoltatori del podcast e benvenuti! 

Raffaele: Benvenuti anche di nuovo da parte mia. Allora, Laura, la prima domanda che vorrei farti è: secondo te c’è una parola chiave associabile al concetto di donna o al ruolo di donna all’interno della società, che è un po’ connotata negativamente?

Laura: Sicuramente sì ed è la parola “minoranza”, che mi capita di sentire spesso in relazione alle donne e non solo, ma a gruppi che sono considerati minoritari rispetto ad una maggioranza, che ha appunto un’accezione negativa perché significa porre in una posizione di inferiorità un gruppo rispetto ad un altro.

Raffaele: Mmh e volendo fare degli esempi in merito ad altri gruppi, quale potrebbe essere uno, una minoranza secondo te o quella che viene vista [come] una “minoranza”?

Laura: Beh innanzitutto anche il gruppo LGBTQ+, di cui si sente tanto, tanto parlare, a cui spesso viene data questa etichetta purtroppo.

Raffaele: Sì, effettivamente mi associo a te e direi anche “purtroppo”, perché come hai detto all’inizio è comunque dare già una, una connotazione negativa ad un determinato gruppo. E ritornando un po’ sulla donna, e quindi diciamo come si pone la donna all’interno della società, e volendo un po’ scavare da un punto di vista più specifico, cioè nel contesto lavorativo, ti è mai capitat[o] di essere vista come una minoranza, hai avuto esperienze del genere?

Laura: Sicuramente, tantissime! Più in Italia che in Germania, devo dire, però sì, mi è capitato. In Italia [nel]la prima esperienza di lavoro ero proprio vista come la donna che faceva la traduttrice o l’interprete e basta, perché in quanto donna quello era il mio ruolo e quello lo sarebbe stato se fossi rimasta, nonostante comunque le buone condizioni lavorative, di stipendio, di vita…

Raffaele: Certo…

Laura. E tutto il resto…

Laura: Però, sì…

Raffaele: Quindi, e comunque spero che poi trasferendoti qui ci sia stato un miglioramento da questo punto di vista, mi auguro?

Laura: Assolutamente sì, assolutamente. Certo è che l’essere percepito come una minoranza è relativo molto anche al settore lavorativo, perché lavorando nel settore automobilistico è in automatico visto come, la donna è vista come una minoranza.

Raffaele: Sì, quasi come l’eccezione piuttosto che la regola, ecco…

Laura: Sì…

Raffaele: E [l’] ultima domanda sarebbe quindi: cosa bisognerebbe fare per cambiare questa situazione?

Laura: Mmm…ma innanzitutto smettere un po’ di… È, è a mio parere una cosa mentale deve, deve esserci un cambiamento nella mentalità di, di tutte le persone: smettere di vedere una persona in quanto donna, in quanto uomo, in quanto appartenente alla comunità LGBTQ+. Noi non siamo questo, siamo delle persone…

Raffaele: Certo…

Laura: …E poi siamo quello che è la nostra sessualità e tutto il resto, quindi per me innanzitutto deve esserci un cambiamento di mentalità.

Raffaele: Grazie Laura per il tuo tempo e…

Laura: E a te Raffaele per le tue interessantissime domande!

Raffaele: Un saluto agli ascoltatori e alle ascoltatrici.

Laura: Alla prossima!

2_Debora e Maria Rosaria: tra Nord e Sud Italia

Deborah Ciao a tutti, benvenuti a un nuovo episodio del podcast in lingua italiana degli studenti del dipartimento di romanistica dell’università Heinrich Heine di Düsseldorf.

Questo podcast è dedicato a chi impara l’italiano e vive in un paese germanofono o a italiani che imparano il tedesco. In questo episodio parleremo dell’Italia e cercheremo di evidenziare le differenze tra il nord e il sud del Paese.

Io sono Deborah, vengo da Milano e oggi sono qui con un’altra ragazza italiana, anche lei come me in Erasmus qui a Düsseldorf ormai da 4 mesi.

Maria Rosaria Ciao a tutti, io sono Maria Rosaria e vengo dalla Calabria, tu ci sei mai stata?

Deborah No, non ci sono mai stata ma so che avete delle belle spiagge, un bel mare e la vostra cucina è eccezionale; sai, però, nonostante tutto dalle mie parti dicono che siete un po’ rumorosi.

Maria Rosaria Sì è vero, anche da noi si dice che voi al nord siete un po’ freddi e pensate solo al lavoro e non riposate mai. Ma si sa che molte delle cose negative che si dicono sia del sud che del nord sono solo stereotipi alla fine. Ad esempio Milano è molto bella e rinomata soprattutto per la fashion week.

Deborah Sì, infatti, Milano è bella perché è il centro della moda italiana. Io, ad esempio, esco spesso con le mie amiche in centro e andiamo insieme per le vie storiche a fare shopping. Magari se vieni a trovarmi possiamo anche andare insieme.

Maria Rosaria Mi piacerebbe molto! E poi so che a Milano arriva tanta gente da ogni parte del mondo per questi eventi; infatti, potremmo dire che è un centro multiculturale.

Deborah Sì, infatti questo è un aspetto positivo, ma l’aspetto negativo è che purtroppo l’identità culturale milanese si sta perdendo. Ad esempio da noi non si parla più il dialetto o, meglio, solo i più anziani lo parlano ma non è stato trasmesso alle nuove generazioni. Anche per quanto riguarda il cibo voi date un’importanza maggiore alla tradizione culinaria, mentre da noi si punta di più sulla praticità e sulla velocità.

Maria Rosaria È vero da noi si mangia bene e tanto, soprattutto se si parla di feste e matrimoni in cui le portate sembrano infinite. Oppure quando arriva Natale o Pasqua cuciniamo dolci tipici della nostra regione; infatti, noi siamo ancora molto legati alle tradizioni, ad esempio, anche il dialetto fa parte della nostra identità culturale. Io lo parlo in famiglia ma anche con i miei coetanei. 

Giù al sud l’unico grande problema è il lavoro, infatti molti giovani si spostano al nord perché lì le possibilità lavorative sono maggiori. È un vero peccato perché il meridione è un territorio che ha tanto da offrire.

Deborah E tu, invece, cosa pensi di fare in futuro per quanto riguarda il tuo lavoro, rimanere in Germania o tornare a casa in Calabria?

Maria Rosaria Non penso di restare in Germania anche perché sono molto legata alla mia famiglia e alla mia terra e qui sentirei molto la loro mancanza. E i tuoi progetti quali sono?

Deborah Io non lo so ancora, non vorrei fermarmi a Milano ma fare nuove esperienze. Vedremo cosa ha la Germania da offrirmi.

Maria Rosaria E invece per questa estate hai in mente qualcosa?

Deborah Finito il mio Erasmus tornerò in Italia e forse trascorrerò qualche giorno al mare in Emilia-Romagna.

Maria Rosaria Comunque se non sei mai stata in Calabria potresti anche venire a trovarmi se hai un po’ di tempo libero.

Deborah Certo! Molto volentieri! Così mi fai scoprire di più sulla tua cultura!

La nostalgia di Selina, Elisa e Alessia

Moderatrice:

Ciao a tutti!

Benvenuti a un nuovo episodio del podcast in lingua italiana degli studenti I del dipartimento di Romanistica dell’università I Heinrich-Heine di Düsseldorf.

Questo podcast è dedicato a chi impara l’italiano e vive in un paese germanofono o a italiani che imparano il tedesco.

Oggi vi parleremo di quello che a noi manca dell’Italia dato che viviamo e studiamo qui in Germania. Sono qui con le mie amiche, Elisa e Selina. Come state?

Elisa:

Ciao a tutti! Sto bene grazie. È davvero molto bello partecipare a questo podcast.

Selina:

Sì, ciao! Anch’io sto bene. Ma a volte mi mancano alcune cose dell’Italia, specialmente adesso in estate.

Moderatrice:

Sì, capisco. Ma… cosa vi manca di più?

Selina:

Sai che cosa? Pensandoci… decisamente mi manca l’aperitivo, stare insieme con gli amici, rilassarsi con un vero aperitivo tipico italiano, con tutti gli spuntini deliziosi prima di cenare. Questo mi manca davvero tanto!

Elisa:

Assolutamente sì! Ma mi manca molto anche il mare. Passeggiare lungo la spiaggia o semplicemente passarci giornate intere, di questo sento davvero la mancanza. 

Moderatrice:

Eh sì, il mare purtroppo è lontano. E tornando al cibo?

Selina:

Beh, il cibo… beh, si sa, la cucina italiana è imbattibile. La pasta, la pizza, il gelato… certo, anche qui in Germania ci sono piatti buoni ma spesso mi sogno i sapori italiani.

Moderatrice:

Capisco bene. Eh… in che cosa particolarmente si distinguono L’Italia e la Germania?

Elisa:

Hmm, bella domanda. Penso nell’organizzazione e nella puntualità. Tutto qui funziona in modo molto strutturato. È stata un’esperienza interessante per me all’inizio.

Selina:

Sì, sicuramente. E anche la varietà di culture qui è proprio affascinante. Si incontrano tante persone diverse e si imparano altre prospettive, situazioni.

Moderatrice:

Percepisco molte emozioni e molta nostalgia. Molto bello. Ma del tempo qui in Germania non dite niente?

Elisa:

Ahahah,è vero. Mi sono dovuta abituare anche al tempo. Io vengo dal centro d’Italia e gli inverni non sono mai così freddi come qui.

Selina:

E poi qui piove sempre… Io vengo da Stoccarda e anche io ho l’impressione che a Düsseldorf il tempo è più brutto.

Moderatrice:

Beh, il tempo è veramente un fattore importante. Ci sono sempre dei lati positivi e negativi. Per concludere: Avete un consiglio da dare ad altri studenti che vanno in Italia, per vacanza o anche per l’Erasmus?

Selina:

Godetevi il cibo, il mare, il sole e la cultura. Quest’estate fino ad ora in Germania non è stata particolarmente bella; quindi, se avete la possibilità godetevi un’estate con amici, apertivi e giornate intere in spiaggia.

Elisa:

Concordo. E anche tutti i tesori culturali che offre l’Italia. Se invece non avete la possibilità di andarci quest’estate rimanete in contatto con i vostri cari che vivono lì. Anche questo aiuta a superare la nostalgia.

Moderatrice:

Grazie mille, Elisa e Selina, per i vostri pensieri e il vostro tempo. Questa è stata la nostra puntata del podcast in lingua italiana degli studenti del dipartimento di Romanistica dell’università Heinrich-Heine di Düsseldorf. Arrivederci e alla prossima!

Il podcast „Più che pasta e pizza“ ospite a Friburgo

Il podcast „Più che pasta e pizza“ è stato presentato all’Università di Friburgo nell’ambito delle Giornate di Italianistica del 2024.

Questo evento si tiene ogni due anni presso un’università tedesca, offrendo agli italianisti – esperti di letteratura, linguistica e didattica dell’italiano – l’opportunità di tenere conferenze e dibattiti su temi attualmente rilevanti nelle loro ricerche.

Il podcast è stato presentato nella sezione della didattica dell’italiano come lingua straniera come uno strumento versatile che copre una vasta gamma di attività e competenze linguistiche: la produzione di episodi di podcast in una lingua straniera richiede un intenso lavoro sulla scrittura e sulla produzione orale, integrando anche aspetti di interazione e mediazione come previsto dal Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER).

All’interno del team redazionale del podcast, costituito dagli studenti, l’interazione richiede una cooperazione mirata, mentre la mediazione consiste nel trasmettere informazioni complesse in forma comprensibile per il pubblico di riferimento (gli studenti di italiano) e per il mezzo utilizzato (il podcast). Infine, il progetto podcast in lingua straniera consente anche una comunicazione interattiva online, in linea con le linee guida del QCER, rivolgendosi a un pubblico esterno e motivandolo a commentare o condividere opinioni sulle piattaforme.

La fruizione degli ascolti offre un’ottima opportunità per praticare la comprensione orale. Inoltre oltre ai contenuti audio sono disponibili anche le trascrizioni degli episodi che consentono grazie ad una lettura simultanea o successiva una comprensione dettagliata dei contenuti.

Il progetto ha contribuito alla crescita di altre competenze oltre a quelle linguistiche, come quella digitale grazie all’uso di dispositivi e applicazioni o del lavoro autonomo, attribuendo il ruolo di divulgatori di sapere agli stessi studenti, che in conclusione hanno realizzato a costo zero un prodotto digitale „sostenibile“, riutilizzabile in rete da altri apprendenti e docenti.

Oltre agli episodi del podcast in formato audio e alle trascrizioni sono disponibili anche esercizi online e relative soluzioni. Il materiale è accessibile come Open Educational Resources (OER).

Il podcast „Più che pasta e pizza“ è stato realizzato grazie alla collaborazione e al diligente lavoro degli studenti di italiano con la lettrice Cinzia Tanzella. Il progetto prosegue nel prossimo semestre e chiunque sia interessato è invitato a visitare la pagina qui sotto:

https://blogs.phil.hhu.de/italblog/podcast-2/

Der Podcast „Più che pasta e pizza“ zu Gast in Freiburg

Der Podcast „Più che pasta e pizza“ wurde im Rahmen des XIII. Italianistiktages an der Universität Freiburg vorgestellt.

Diese Tagung findet alle zwei Jahre an einer deutschen Universität statt und bietet Italianisten – also Fachleuten der Literatur- und Sprachwissenschaft sowie der Didaktik des Italienischen als Fremdsprache – die Möglichkeit, Vorträge zu halten und Diskussionen zu aktuellen Themen der Forschung zu führen.

Der Podcast wurde in der Sektion Didaktik der Fremdsprache als vielseitiges Instrument präsentiert, das eine breite Palette an Sprachaktivitäten und -kompetenzen abdeckt: Die Produktion von Podcast-Folgen in einer Fremdsprache erfordert intensive Arbeit an Schreib- und Sprachkompetenzen und integriert zudem Aspekte der Interaktion und Mediation, wie sie im Gemeinsamen Europäischen Referenzrahmen für Sprachen vorgesehen sind.

Die Interaktion im Podcast-Team erfordert zielorientierte Kooperation, während die Mediation sich durch die Fähigkeit auszeichnet, komplexe Informationen in verständlicher Form für die Zielgruppe (Lernende des Italienischen) und das Medium (Podcast) zu vermitteln. Schließlich ermöglicht das Podcast-Projekt in der Fremdsprache eine interaktive Online-Kommunikation – dies auch im Rahmen der Richtlinien des GERS – mit einem externen und aufnahmebereiten Publikum.

Der Podcast bietet eine ideale Möglichkeit, das Hörverständnis zu trainieren. Neben den Audioinhalten sind auch die Skripte zu den Podcast-Folgen verfügbar, dadurch können Hörtexte z.B. synchron mitgelesen werden, um ein detailliertes Verständnis der Inhalte zu erlangen.

Das Projekt hat neben dem Erwerb sprachlicher Kenntnisse auch zur Entwicklung weiterer Fähigkeiten beigetragen, wie beispielsweise der digitalen Kompetenz durch die Nutzung digitaler Medien und Tools sowie der Fähigkeit zur selbstständigen Arbeit der Studierenden als Wissensvermittler. Abschließend haben die Teilnehmer ein nachhaltiges digitales Produkt ohne zusätzliche Kosten erstellt, das von anderen Lernenden und Lehrkräften wiederverwendet werden kann.

Die vier Podcast-Staffeln sind zudem mit Übungen und Lösungen versehen und stehen online als Open Educational Resources (OER) zur Verfügung.

Der Podcast „Più che pasta e pizza“ konnte dank der engagierten Mitarbeit der Studierenden der Sprachpraxis Italienisch mit der Lektorin Cinzia Tanzella realisiert werden. Das Projekt wird auch im kommenden Semester fortgesetzt, und Interessierte sind herzlich eingeladen, die untere Seite zu besuchen und mehr zu entdecken.

Ein Fußball Derby und eine rohe Stadionwurst

Buongiorno ragazzi, guten Tag zusammen. Willkommen zu einer neuen Folge des Podcast der Studierenden der Fakultät Romanistik der Heinrich-Heine-Universität Düsseldorf.

Ich bin Wesley, bin 27 und komme aus Düsseldorf, die Landeshauptstadt von Nordrhein-Westfalen.

Heute erzähle ich euch über eine spannende Reise, die zwei Freunde in Mailand gemacht haben.

Darin werden Komposita vorkommen, die im Italienischen als Präpositionalkonstruktionen aufgebaut werden, los geht’s.

Es ist der 28. Februar 2022. Zwei Freunde, Gene und Lawrence, treffen sich am Düsseldorfer Flughafen, sie fliegen nach Mailand.

Dort wird nämlich am nächsten Tag eines der größten Klassiker im europäischen Fußball stattfinden; das Mailänder Derby ­„il Derby di Milano “, auch als „Derby della Madonnina“ bekannt.

Alle italienischen Zeitungen berichten schon davon: „oggi, la semifinale di andata di Coppa Italia A.C Milan contro l’FC Internazionale“, „heute, das Pokalhalbfinal-Hinspiel A.C Milan gegen FC Internazionale“.

Zu der Zeit gab es in Italien noch die Coronaschutzmaßnahmen, eine Anreise war in sehr strengen Bedingungen möglich. Die Corona-Schutzimpfung wurde überall nachgefragt.

Am Flughafen Milano Malpensa war in jedem Geschäft zu lesen: „Tenere a portata di mano il certificato di vaccinazione”, damals musste nämlich der digitale Impfnachweis, was in Italien auch als Green Pass bekannt war, bei jeder Gelegenheit gezeigt werden. Wenn ich im Nachhinein darüber nachdenke, bin ich froh, dass die Notlage vorbei ist und wir jetzt gewisse Momente wieder genießen könne, wie das freie Reisen.

Aber nun zurück zu unseren Reisenden. Um kurz vor zwölf landeten sie am Flughafen Milano Malpensa, von dort aus nahmen sie den Bus in Richtung Innenstadt.

Es war ein sonniger Wintertag, es war kühl, es war schön.

Sie stiegen am Bahnhof aus und nahmen dort ein Taxi zum Hotel.

Sie kamen an, haben die nötigen Papiere gezeigt, der Rezeptionist daraufhin: „Ecco a Lei, le chiavi della stanza 411.“ Sie haben den Zimmerschlüssel genommen für das Zimmer 411 genommen und wollten wenig später auf Stadtbesichtigung gehen, dafür haben sie den Rezeptionisten nach Informationen gefragt, er hatte mehrere Prospekte mit der Aufschrift „visite della città“ gezeigt. Für zwei junge Reisende wie Gene und Lawrence waren die Angebote allerdings außerhalb des ihres Budgets. Sie laufen lieber durch Mailand, statt mit einem Sightseeing Bus zu fahren, es ist nachhaltiger und günstiger.

Beide sind aber nicht fürs Sightseeing in Mailand, nein… sie sind für das PokalhalbfinalHinspiel dort. In jedem Kaffee ist das Spiel ein Thema, sie werden auch gefragt: „Allora, chi vince sta semifinale di andata di Coppa Italia“, beide waren sich unsicher, wer das Pokalhalbfinal-Hinspiel gewinnen würde, sie wollten ein schönes Spiel gucken mit vielen Toren, ein Spiel, das in die Geschichte eingehen würde.

Beide sind aufgeregt, freuen sich auf das Spiel und hoffen viel Spektakel sehen zu können.

Es wurde im Endeffekt aber nicht so, im Gegenteil, das Spiel ist 0:0 ausgegangen.

Nach diesem langweiligen Derby schlug Gene noch vor eine Stadionwurst zu essen, in Italien schmecken sie besonders lecker, weil sie im Brötchen mit verschiedenen Beilagen vorbereitet werden, mit einer Paprikasauce zum Beispiel, die auf italienisch peperonata heißt, es ist wirklich empfehlenswert. Die Schlange vor dem Food Truck schien unendlich, aber beide waren frustriert und hungrig, sie wollten was essen. Die Wartezeit war sehr lang, darüber beschwerten sich die beiden mit anderen Fans und kamen so ins Gespräch: „il tempo d’attesa per una salsiccia è più deludente della partita stessa.“ „Die Wartezeit für eine Wurst ist enttäuschender als das Spiel selbst.“

Sie waren an der Reihe: „Hallo, zwei Mal bitte, einmal mit Ketchup und einmal mit BBQ-Sauce, danke.“

Sie bekamen ihr Essen, sie freuten sich immens darauf, beißen rein, und merken:

„Hey, die ist doch roh… Das können wir nicht essen, wir werden krank.“

Das wäre die Höhe gewesen, nach Mailand zu fliegen, ein langweiliges Spiel zu schauen jetzt sogar eine beinahe Lebensmittelvergiftung, ihre Reise war einfach enttäuschend. Am nächsten Tag wurde es sogar als „eines der langweiligsten Derbys, die es je gab“ von den Zeitungen beschrieben. Dafür waren Gene und Lawrence aus Düsseldorf angereist.

Habt ihr auch schon eine ähnliche Reise gemacht, und in welchem Land?

Diese Reise war im Endeffekt ein Reinfall für die zwei Freunde, aber ich hoffe ihr habt etwas lernen können. Was war noch ein PokalhalbfinalHinspiel auf italienisch? Genau, „una semifinale di andata di Coppa“.

Zurück zur unangenehmen Coronazeit, wie hieß der Impfnachweis? Es hieß Green Pass, aber eigentlich heißt es „certificato di vaccinazione“, zu der Zeit war es von immenser Bedeutung.

Ich hoffe auch, dass ihr für eine Stadionwurst nie eine lange Wartezeit hattet, aber zumindest wisst ihr wie es in Italien abläuft, währenddessen wird über das Spiel geredet und „il tempo d’attesa“ wird zum Thema. Ihr seid jetzt Experten, was Präpositionalkonstruktionen im Italienischen angeht, molto bene, bravi.

Das wars jetzt von mir, es war mir eine Ehre und eine Freude Euch Italien und die italienische Sprache näher bringen zu können. Das ist leider die letzte Folge dieser Staffel, ich bin mir allerdings sehr sicher, dass wir uns bald wieder hören werden. Bis dahin, wünsche ich Euch alles Gute ragazzi. Tanti saluti da Wesley, un abbraccio e ci sentiamo, alla prossima.

Ciao!

Wesley

Der 1000-Lira-Schein und das erstes „Weinglas“

Einen schönen Gruß an alle Hörer des gepflegten Podcasts „Italienisch der HHU“. Ich bin Manfred und möchte euch heute drei Begrifflichkeiten der italienischen Sprache in Form einer kleinen Begebenheit, quasi einer neuzeitlichen Episode mit leicht privatem Hintergrund beschreiben. Um welche Begriffe soll es hier nun gehen?

Der erste Begriff:  

„Banconota da 1000 lire“ = der 1000-Lira- Geldschein, ein Geldschein,

                                                der bis zur Einführung des Euro am   1.1.2002

                                                in Italien gültig war. Er entsprach in etwa 1 DM.

Ach ja, das ist ja auch schon wieder passé.

Also Heute in etwa 50 Cent, wofür man vor 45 Jahren so einiges bekam.—-

Der zweite Begriff:

„bicchiere da vino“ =  das Weinglas, nicht etwa ein Glas Wein.

Der dritte Begriff lautet: 

„bottiglia di birra“ =  eine Flasche Bier.

Ecco, womit die Italiener eine Geschichte zu beginnen pflegen:  —-

Epe ein kleiner Ort in Westfalen Mitte der 60er Jahre.—-

Da standen sie nun und ich hatte sie verwundert angesehen als kämen sie von einem anderen Stern. Fremde, Italiener.

Dass es sie gab, wusste ich schon, aber so in der Wirklichkeit bei uns in Epe, wo es doch noch nie Fremde gab, unglaublich —- die Familie Donatello aus Apulien in Italien, wo auch immer das sein mochte. Herr und Frau Donatello und ihre Söhne Marco und Luca, die in meinem Alter waren.

Da sie sehr sehr katholisch waren —- sie waren jeden Sonntag alle in der Kirche, in der sie sicherlich ausschließlich das Wort „Amen“ verstanden – und da Marco und Luca leidenschaftlich Fußball spielten, wurden wir Freunde und das Wort „calcio“ mein erstes Wort in der italienischen Sprache.—-

Am 28. Januar des folgenden Jahres, meinem Namenstag, gab es eine Überraschung. Ich erhielt ein Geschenk. Dazu muss man wissen, dass man in Italien den Namenstag und nicht den Geburtstag feierte.  Nebenbei erfuhr ich auch noch, dass der heilige Manfred ein Italiener war.—-

Ich bekam einen 1000-Lira-Schein von der nonna, was wohl Oma heißen musste, da es sich um eine ältere Frau handelte, die gerade bei den Donatellos zu Besuch war. Sie war ganz in Schwarz gekleidet, so wie es auch bei uns üblich war, wenn ein naher Verwandter verstorben war.

1000 Lire,—- unglaublich—-. Alleine die Zahl 1000. Ich fühlte mich wie ein Millionär, von dem ich auch nicht wusste, was das bedeutete.  Auf der Vorderseite war Maria Montessori abgebildet, was ich aber erst sehr viel später herausfand.

Es sollte das Geld für mein erstes Glas Primitivo sein, wenn ich in Alberobello sein würde.  —-

10 Jahre später war es soweit. Per Anhalter, mit dem Zug und Bus ging es in den Süden Italiens.—- Da stand ich nun auf dem zentralen Platz in Alberobello. Den 1000-Lira-Schein in der Hand haltend, von dem ich nun den wirklichen Wert wusste, ging ich in die nächste Osteria.—- „Per fare bella figura“ – und damals hatte ich noch eine recht schöne Figur – wollte ich eine gute Figur machen und bestellte auf Italienisch „un bicchiere da vino“. Peinlich berührt musste ich feststellen, dass hier wohl ein Missverständnis vorlag, saß ich doch nun vor einem leeren Weinglas.—- Damals war mir die Bedeutung der Präpositionen nicht so bekannt, ein Makel der auch heute noch bisweilen auftaucht.—- Um mich aus der Situation zu retten, bestellte ich noch eine „bottiglia di birra“. Und so trank ich mein erstes Bier aus einem Weinglas, was beim Kellner zu einem offenen Mund führte. Es war der Beginn einer wunderbaren Freundschaft zwischen einem gewissen Herrn Moretti und mir, die bis auf den heutigen Tag anhält. Ihr findet übrigens den Herrn auf dem Etikett einer italienischen Biermarke abgebildet. In dem Sinne „alla Salute“ oder auch Prost und alla prossima puntata del nostro podcast il vostro Manfred.